
DIGITAL TOUCH: Tempio di Bel
La porzione del soffitto del Thalamos nord che Tryeco 2.0 ha ricostruito è di circa 4 metri di larghezza per 1,5 metri di profondità e ha un’altezza di circa 1,6 metri al vertice della cupola; è inoltre ornata da un ricco apparato scultoreo decorativo.
Le fonti iconografiche a disposizione sono state le basi di partenza per strutturare la ricostruzione digitale del modello del soffitto del Thalamos nord.
La metodologia applicata per il progetto prevede una sequenza di procedure – prima l’analisi, poi la modellazione e, per ultima, la costruzione – messe in atto per realizzare in modo coerente la copia:
1. in primis, è necessaria un’analisi del manufatto architettonico, attraverso l’inquadramento storico e artistico degli elementi decorativi e architettonici, da cui ricavare i caratteri principali o lo stile in cui sono stati realizzati
2. successivamente, si effettua un’analisi iconografica di tutto il materiale, sia fotografico che di disegni e rilievi storici, al fine di creare una banca dati degli elementi che permettano la ricostruzione virtuale con maggior verosimiglianza all’originale, rimodellando le parti visibili e interpretando, attraverso i dati e le analisi, le parti non visibili dalle fotografie
3. partendo dalla digitalizzazione del materiale cartaceo, si vettorializzano le immagini trasformandole da raster a CAD vettoriali bidimensionali. Arrivati a questo punto, si incrociano i dati e si crea un file bidimensionale, che tenga conto di tutte le deformazioni e le interpretazioni dei disegni e delle fotografie, in modo tale da ottenere piante, prospetti e sezioni congrue tra loro che formino così la base corretta da cui elaborare il modello 3D
4. ora, si procede con un altro software ad elaborare il modello, trasformando, attraverso apposite funzioni di modellazione, le linee, le curve e i poligoni in superfici e piani tali da creare la tridimensionalità del modello. Per cercare di mantenere le proporzioni, si procede seguendo un ordine logico dall’architettura al dettaglio decorativo, cesellando il modello per lavorazioni successive, che dalla volumetria porterà alla decorazione più particolareggiata.
Si stampano in 3D gli elementi decorativi, poi si interviene direttamente sugli elementi stampati segnando le modifiche da apportare al modello digitale; in tal modo, è possibile seguire passo dopo passo l’evolvere del processo, anche attraverso revisioni costanti – in collaborazione con gli archeologi – degli elaborati ottenuti.
5. il modello virtuale generato attraverso questi processi risulta come appena realizzato dagli scultori, perché non presenta usura o danneggiamenti dovuti a componenti naturali o umane; fatta eccezione per la parte delle figure inserite nella cupola, già gravemente deturpate, la ricostruzione sarebbe risultata inverosimile. Questa scelta è stata fatta per ottenere la corrispondenza degli elementi e mantenere i corretti rapporti architettonici e decorativi; successivamente, si è dovuto procedere ad un invecchiamento tramite un processo manuale affidato ad un tecnico che, comparando le fotografie e analizzando la tipologia di usura del materiale lapideo di cui era composta l’opera, per fasi successive di asportazione del materiale e aggiunta cromatica (alcune parti sono annerite da cenere e fuliggini), ha portato la copia allo stato del 2015, prima della sua definitiva distruzione avvenuta in agosto
6. Fermamente convinti dell’importanza di un database 3D di un bene di simile valore, una volta terminate le operazioni e dopo le verifiche degli esperti, abbiamo realizzato una scansione 3D del modello finito: in questo modo, tutto il lavoro di ricerca, sia digitale che artigianale, si è fuso in un modello da conservare per successive ricerche e valorizzazione.
Dal modello virtuale, completo delle decorazioni, si procede poi alla realizzazione della copia fisica in scala reale con macchine per taglio a filo caldo, bracci robotici per la fresatura e sistemi di stampa 3D per le decorazioni. Dal momento che la copia è di notevoli dimensioni, si è resa necessaria la scomposizione del modello in sottoelementi, circa 250, da assemblare. Inoltre, visto che la copia doveva essere gestibile per il trasporto e l’installazione in esposizione, sono stati utilizzati materiali leggeri (polistirolo e poliuretano) rivestiti da una resina ad alta resistenza all’usura e al contatto con l’acqua.






